TITOLO: Minerve
SERIE: autoconclusivo
AUTORE: Giuditta Ross
DATA D’USCITA: 28 Luglio 2021
EDITORE: self publishing
GENERE: romance steampunk MFM
FINALE: chiuso
TRAMA
La Guerra ci aveva strappato le nostre inutili certezze, la sua fame vorace non aveva fatto distinzioni. Ci aveva lasciati mozzi, inorriditi sulle macerie del nostro grande impero e tuttavia vittoriosi.
Il mondo dorato in cui vivevo non era che un guscio inconsistente che svelava le sue crepe. Vedevo quelle persone in pezzi e sapevo come aggiustarle.
Per Lord Nicolas Stanford, avevo un cervello fatto di viti e ingranaggi e forse lo era anche il mio cuore. Guardavo un oggetto inanimato e la mia mente era in grado di immaginare il meccanismo che l’avrebbe fatto muovere. Ero un’inventrice sul libro paga del signor Holmberg, l’uomo che aveva inventato le macchine in grado di sconfiggere i nostri invasori e vincere la Guerra. Egli sembrava comprendermi come nessuno al mondo e guardava con orgoglio al mio lavoro e alle mie aspirazioni.
Lui e Nicolas erano come il giorno e la notte ma io sapevo che avevano un segreto. Erano legati da una passione indicibile. L’avevo vista bruciare e quel fuoco sembrava lambirmi con le sue dita seducenti.
Presa in quel vortice non mi restava che cercare di non cadere come una falena sulla fiamma.
Per quanto mi dibattessi e lottassi, le pareti della mia gabbia dorata erano sempre pronte a chiudersi.
Non l’avrei permesso.
Avevo uno scopo, ero pronta per il futuro.
RECENSIONE
Giuditta Ross torna con un appassionante romance ambientato in un mondo steampunk. Sapete cos’è lo steampunk? È un sottogenere della narrativa fantastica che mette al centro le tecnologie e i cambiamenti del futuro in un mondo vittoriano. È un genere che cerca di immaginare come sarebbero andare le cose se in un’epoca storica come la Londra vittoriana fosse stata introdotta la tecnologia. Protagonista della storia è Minerve Watherhorse, una giovane lady riservata, sveglia, intelligente e ironica che ama comprendere i meccanismi e gli ingranaggi di un automa. È appassionata di viti, rotelle e bulloni, e le piace aggiustare ciò che è rotto o creare arti meccanici per coloro che li hanno perduti in guerra o in incidenti. Ma da lei ci si aspetta che sorrida, prenda il tè, che tenga a bada il carattere, che sia compiacente e partecipi alle feste. Lei però vuole dedicarsi alla tecnologia e non essere la moglie perfetta di un gentiluomo che si dedica alla casa e ai figli. Lei vuole inventare, aggiustare le cose e dare una speranza a coloro che hanno perso qualcosa. Minerve lavora per Lennart Alexander Holmberg, un industriale che negli ultimi anni della Guerra ha rifornito l’esercito di Sua Maestà con le sue micidiali macchine di morte. Lui è un uomo garbato, gusti semplici, colto, all’avanguardia ma soprattutto enigmatico. Dall’altra parte c’è Lord Nicolas Stanford, il migliore amico d’infanzia di Minerve con il quale ha condiviso ogni cosa. Se Holmberg è un magnete quieto e potente, Nic è diretto ed estroverso. E lei è affascinata da entrambi in modo diverso. La vita di Miverse cambia nel momento in cui conosce una bambina alla quale hanno amputato entrambe le mani, schiacciate da un macchinario. La protagonista così vuole scoprire cosa le è accaduto e per farlo dovrà ficcarsi nei guai. Nel corso della lettura la vedremo maturare, superare le barriere che gli altri le hanno imposto e trovare se stessa. Ancora una volta Giuditta Ross ha creato una storia appassionante e pregevole in ogni sua parte. Un romanzo che ci cattura fin dalla prima pagina e ci fa immergere in un mondo affascinante e tutto da scoprire. L’attenzione ai dettagli e alle sfaccettature dei protagonisti è ciò che rende ancora più intensa la sua scrittura, unita alle descrizioni vivide delle ambientazioni che ci portano dalle dimore nobiliari ai bassifondi della città. Se amate i romanzi steampunk e le atmosfere ottocentesche vi consiglio assolutamente di immergervi tra le pagine di questo libro originale!


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