giovedì 26 agosto 2021

RECENSIONE "Non è questo che sognavo da bambina" di Sara Canfailla, Jolanda Di Virgilio

 


TITOLO: Non è questo che sognavo da bambina
SERIE: no serie, autoconclusivo
AUTORI: Sara Canfailla, Jolanda Di Virgilio
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 Agosto 2021
EDITORE: Garzanti
GENERE: narrativa contemporanea
AMBIENTAZIONE: Italia
FINALE: chiuso





TRAMA

Nel loro esordio, Sara Canfailla e Jolanda Di Virgilio raccontano con leggerezza e autenticità che cosa significa diventare adulti oggi. Dentro ci sono i fallimenti, le paure e le ambiguità di un momento di passaggio obbligatorio e doloroso, in cui i punti di riferimento crollano e bisogna costruirne di nuovi. L’unica cosa che rimane è un sogno. Un sogno che anche quando resta chiuso in un cassetto, anche quando non riesce ad avere voce, può farsi sentire. Ed è proprio sapere che è lì, in attesa per quando si sarà pronti a fargli spazio, che ci fa sentire vivi.

Neolaureata. Coinquilina. Fuorisede. Precaria. Se dovesse descriversi, Ida lo farebbe così. E da oggi aggiungerebbe alla lista: stagista. Stagista in una grande-e-importante-agenzia-di-comunicazione. Non è quello che sognava da bambina, ma tant’è: dopotutto, non è la prima volta che le cose non vanno nella direzione sperata. Avrebbe voluto vivere ovunque tranne che a Milano, e vive a Milano. Voleva una relazione stabile, ed è stata lasciata. Ha studiato per diventare sceneggiatrice, e invece fa la social media manager. Ogni mattina si trascina verso l’ufficio e, tra meeting, brainstorming e tante altre parole che finiscono in -ing, lì resta fino a sera, impegnata in un lavoro che non riesce a capire che lavoro sia, circondata da colleghi che sono simpatici e brillanti, sì, ma solo tra di loro. Fino al giorno in cui, stanca di una vita che troppo spesso si riduce a essere un pendolo che oscilla tra un file Excel e la prossima sbronza, Ida capisce che, per sopravvivere, deve adattarsi, assomigliare più a loro - i suoi colleghi, il suo capo - e meno a sé stessa. E mentre le ambizioni cambiano e il confine tra giusto e sbagliato si fa inconsistente, rincorrere i suoi sogni diventa un capriccio che non può più concedersi. È ora di crescere: ridimensionare le aspettative e accettare i compromessi. Così, quando le arriva la notizia di un concorso a cui candidare il suo cortometraggio, Ida non sa che fare. Quasi non ricorda più cosa sognasse da bambina, chi volesse diventare. Ma non si può mai mentire del tutto a sé stessi. Almeno, non a quello che c’è in fondo alla propria anima.

RECENSIONE

Non è questo che sognavo da bambina è un libro attuale che ci racconta il mondo dei neolaureati e del precariato con cui i giovani di oggi si trovano a fare i conti. Con una scrittura scorrevole, semplice e coinvolgente in chiave tragicomica, le due autrici ci catapultano nella vita di Ida, una giovane neolaureata che ha studiato sceneggiatura e che si ritrova a diventare stagista presso un’agenzia di comunicazione di Milano. Tra un file Excel, un meeting e una sbronza si ritrova a fare un lavoro che non è quello per cui ha studiato, ad ambientarsi in un ambiente lavorativo che non le piace e a vivere in una città in cui non voleva vivere e che la fa sentire sola. Una realtà con cui molti giovani di oggi si trovano faccia a faccia, catapultati nel duro mondo degli adulti, cancellando e mettendo in un cassetto quei sogni per cui tanto si ha lottato e studiato, con costanza e sacrificio. È doloroso e crudele l’impatto, ma ancora di più vedere andare i frantumi i propri sogni. Si sa però che la vita non è tutta rosa e fiori, che crescere significa ridimensionare le aspettative, che la vita adulta non è come sembra e non è facile come ci hanno sempre raccontato. Diventare adulti è un processo complesso che si compie passo dopo passo, fatto di compromessi, fallimenti, dolori, adattamenti e sopravvivenza. Sì, nel mondo degli adulti bisogna sopravvivere e adattarsi a quelli che sono i cambiamenti, ed è ciò che fa la nostra protagonista Ida. Non c’è più tempo per lei di sognare ma di agire, mettere da parte i sogni di bambina e andare avanti. Non è questo che sognavo da bambina è un libro che alterna momenti leggeri e più duri e che nella sua semplicità e autenticità colpisce il lettore e arriva dritto al cuore. Una storia che ci parla della terribile realtà di oggi, delle ambiguità del mondo degli adulti che ci cambia, della generazione-stage e dell’ambiente lavorativo precario e ingiusto di oggi. Assolutamente consigliata la lettura.





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