sabato 7 maggio 2016

RECENSIONE 'Una notte senza fine' di Whitney Gracia Williams

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TRAMA:
Sono un uomo esigente, ho dei desideri. E so esattamente come soddisfarli: le voglio bionde, formose e preferirei non fossero delle maledette bugiarde… (ma questa è un’altra storia). Sono un avvocato di grido e non ho tempo da perdere in una relazione, quindi vado a letto con le donne che incontro online. Le regole sono semplici. Una cena. Una notte. E basta. È solo sesso occasionale. Niente di più. Niente di meno. O almeno era così, finché non è arrivata “Alyssa”… In teoria sarebbe dovuta essere un avvocato di ventisette anni, un’accumulatrice compulsiva di libri, una donna senza nulla di attraente. Doveva essere qualcuno con cui scambiare consigli legali nel cuore della notte, qualcuno a cui poter confidare i dettagli delle mie scorribande settimanali. Ma poi è entrata nel mio studio per un colloquio – da stagista – ed è cambiato tutto.
RECENSIONE:
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Vorrei iniziare con il dire che ho letteralmente DIVORATO questo libro. Ironico, malizioso, con un tocco di mistero. La scrittrice è stata semplicemente geniale. La trama è intrigante, ma non quanto il libro in sè. Ho iniziato a leggerlo e mi sono accorta di averlo finito quando girando la pagina mi sono usciti i ringraziamenti, ho sentito il vuoto inghiottirmi, ma ci arrivo per gradi. Ovviamente straparlo quando amo un libro, ormai lo capite leggendo l’inizio di una recensione, se il libro mi ha fatto impazzire.
Andrew, o Thoreau in chat, è un noto avvocato che ha come hobby le donne. Ma non donne qualunque, donne selezionate. Bionde, formose, con le labbra carnose e per forza conosciute in chat. Chattano per una settimana, si incontrano, fanno sesso ed elimina il contatto. Semplicissimo, no?
«Va’ a farti fottere». «Grazie, ma no, tre volte sono state più che sufficienti». «Un giorno o l’altro ti si ritorcerà tutto contro, stronzo», mi urla dietro mentre esco in corridoio. «Questione di Karma. È proprio una brutta bestia!». «Lo so», le rispondo. «Me la sono fatta la settimana scorsa».
Questo prima di incontrare Aubrey, o Alyssa in chat. Conosciuta su una chat di avvocati, chiedeva consulenze per le sue cause. Peccato che non esistesse nessuna causa e la nostra Aubrey sia ancora una tirocinante che chiedeva ad Andrew consigli che usava per le tesi.
Thoreau e Alyssa sono amici da ormai sei mesi, l’unica amica che il nostro Latin Lover abbia e l’unica che non riesce ad incontrare. E se per puro caso Aubrey andasse a lavorare come stagista nello studio di Andrew, si riconosceranno? e come la prenderebbero?
Una coincidenza ci poteva anche stare. Ma due? Era incomprensibile. Mentre le chiedevano delle sue citazioni preferite, selezionai il numero di telefono di Alyssa e la chiamai. Sapevo che, per qualche assurda ragione, non toglieva mai la suoneria. Avevo bisogno di scoprire se i miei dubbi erano fondati o se la mente mi stava giocando un brutto scherzo. Seguii l’inoltro della chiamata sul mio schermo, i secondi scorrevano mentre squillava per tre volte, e io feci un sospiro di sollievo. Ma poi si udì il suono della notifica. «Sono davvero spiacente», disse Miss Everhart imbarazzata mentre prendeva la borsa. «Ho sempre problemi a togliere la suoneria al telefono…. Ero convinta di averlo lasciato in macchina». Tirò fuori il cellulare e accennò un sorriso guardando il display. “Puttana ladra”. 
Andrew capisce subito che quella piccola stagista è la sua Alyssa e scoppierà la passione, nonostante le bugie. Ma se anche Andrew nascondesse qualcosa? Qualcosa che va oltre l’età o il lavoro?
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Andrew e Alyssa sono due personaggi tanto simili quanto incompatibili: ambiziosi, presuntuosi, ironicamente avvicinati dal destino. Riusciranno a stare insieme? O forse tra tutte le bugie ce ne sono alcune troppo grosse per essere sorpassate?
E’ un libro di poche pagine, primo di una trilogia e davvero si legge in un’oretta e mezza massimo. Lo super consiglio, sia per come è scritto che per la trama. Il finale… non voglio spoilerare niente ma sappiate che ho dovuto rileggerlo tre volte prima di capacitarmi di quella bugia. Si sa, i nodi vengono al pettine, e quello era un nodo gigantesco, fidatevi.
Tratta di un problema sempre più comune in questa società, le persone si conoscono principalmente online e chi non mente su una cosa, anche piccola?
Prima che potessi chiamare il procuratore e proporgli il patteggiamento della pena, sentii un liquido caldo sulle gambe. Era il mio maledetto di caffè. «Ma che cavolo pensi di fare?», gettai le carte sul tavolo fissando la faccia rossa di Aubrey. «Me l’hai tirato addosso di proposito?» «Sì, è3055653675_1_13_C4CbMm84proprio così», annuii, e mi accorsi che aveva le lacrime agli occhi. «È compito mio portarti il caffè, o sbaglio?» «Hai qualche problema di mente?» «No, sono soltanto una bugiarda, come dici tu. Ma direi che sono proprio uguale a te, se non per il fatto che almeno io l’ho ammesso, e che avevo anche una buona ragione per farlo». «Ma di che parli?». Cominciò a piangere. «C’è una persona che ti vuole all’ingresso».
VOTO: 5/5.
Sabrina

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